Nuove norme europee per le prese di fondo sulle piscine private.
Sulla definizione di piscina domestica permangono delle perplessità. Esistono delle cosiddette "fasce franche", anche in Italia, dove per esempio non è semplice catalogare quelle costruite nelle ville private che solo occasionalmente vengono utilizzate per uso turistico. Per tutte quelle, però, che non danno adito a lacunose interpretazioni, esiste invece una normativa precisa.
Le due direttive europee e riferimento al corretto uso delle prese di fondo

Due indicazioni di stampo europeo vengono direttamente dal Comitato Tecnico / TC. Le norme di riferimento sono la EN 16582 e la EN 16713. Entrambe sono divise in tre parti e riguardano la prima le strutture e la seconda gli impianti. Pubblicate e recepite dall'UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione), sono il risultato di cinque anni di lavoro per determinare i requisiti minimi necessari per gestire una piscina privata in sicurezza. A tal fine vengono definiti anche i test per verificare che gli standard siano sempre all'altezza, oltre alle istruzioni e ai manuali che gli installatori devono consegnare e che devono essere rispettati anche da chi fornisce i componenti degli impianti natatori.
La EN 16582 pone dei paletti per i requisiti strutturali, esigendo progetti per le singole piscine che devono contemplare, per esempio, la resistenza alla corrosione per le piscine costruite con pannelli in metallo, come i kit per piscine interrate e i sistemi di sicurezza e allarmi per piscina per evitare l'ingresso non vigilato dei bambini sotto i cinque anni.
La EN 16713 si occupa invece della sicurezza all'interno della vasca, proprio in acqua e più precisamente delle prese di fondo. Salvo qualche differenza, l'applicazione della direttiva è molto simile tra le piscine pubbliche e quelle private. Nella fattispecie, si prevedono dei test che misurano il livello di pericolo dovuto all'intrappolamento dei capelli in queste prese.
Per intenderci, entrambe le direttive tendono a far sì che la piscina possa essere trattata alla stregua di un elettrodomestico — dotata di tutti i sistemi di sicurezza e con un manuale di uso e manutenzione perché possa preservarsi nella quotidianità.
Cosa significa in pratica per il proprietario di una piscina privata
Le norme EN 16582 e EN 16713 non riguardano solo costruttori e installatori professionali. Per chi possiede una piscina privata, le indicazioni pratiche più rilevanti sono due.
La prima riguarda le prese di fondo: devono essere conformi alla normativa europea in termini di design e dimensioni della griglia, in modo da impedire l'intrappolamento dei capelli. Chi ha una piscina costruita prima dell'entrata in vigore delle norme dovrebbe verificare che le prese di fondo installate siano conformi — o procedere alla sostituzione con modelli certificati.
La seconda riguarda i sistemi di sicurezza e allarme: la normativa prevede che le piscine private siano dotate di protezioni che impediscano l'accesso non sorvegliato ai bambini sotto i cinque anni. In Italia questo obbligo è recepito anche dalla normativa nazionale (D.P.R. 59/2009 per le piscine ad uso natatorio).
Per una corretta gestione della piscina nel rispetto delle norme, è fondamentale anche assicurarsi che tutti i componenti dell'impianto — skimmer, bocchette di mandata, scarichi di fondo e rivestimento in PVC — siano certificati e compatibili tra loro. Componenti non conformi o installati in modo non corretto sono la prima causa di perdite e malfunzionamenti degli impianti privati.
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Si presuppone, poi, un controllo della piscina anche una volta installata, controlli che si prevedono a carico, per la maggior parte, dei costruttori e dei rivenditori della componentistica.
Uno dei test previsti, nella terza parte della EN 16713, riguarda il trattamento chimico dell'acqua in piscina, dando dei limiti per l'uso del cloro, come già avviene nelle piscine pubbliche.
Paradossalmente, rispetto alle direttive precedenti (vedi UNI 10637), non si è obbligati a costruire piscine impeccabili, ma si è obbligati a dichiarare esattamente lo stato della piscina. Non si fissano neppure la grandezza ed il numero dei filtri o delle pompe, lasciando invariato il tempo minimo di ricircolo già basato sulle otto ore.
Se per fornire indicazioni sulla qualità di ciò che viene venduto è responsabile il fornitore e per le informazioni precise al cliente finale è responsabile l'installatore, si viene a creare, così, una piramidale relazione in cui è più semplice risalire, qualora ci fossero dei problemi, grazie ai test di verifica ora previsti.
Il principio ispiratore delle norme
Non si è cercato di alzare il livello minimo dei requisiti, l'innovazione di queste norme, infatti, sta nell'aver cercato di porre le premesse di una trasparenza a vantaggio del cliente finale.
L'intento è dunque, quello di sapere con esattezza cosa si stia acquistando, in termini di sicurezza dei livelli di qualità prima dell'acquisto, in fase di preventivo e nell'esplicazione di test per il controllo anche in un momento successivo alla comprevendita.
Utilità delle prese di fondo delle piscine private
Le prese di fondo hanno il precipuo scopo di essere utilizzate per le manovre tecniche, ovvero quelle deputate al filtraggio durante il riempimento di una piscina domestica interrata.
La loro posizione si trova nel punto gravitazionale più in basso. Da ciò si deduce l'importanza di un controllo regolare ed accurato sulle stesse, per ovviare anche a possibili piccoli o gravi incidenti qualora non fossero perfettamente chiuse oppure adeguatamente funzionanti.
La direttiva europea EN 16713, quindi, disciplina la costruzione delle strutture adibite al trattamento degli impianti e le metodologie relative ai sistemi di circolazione dell'acqua, sia in fase di estrazione che di introduzione.
La revisione di tale norma, EN 16713-2, delibera che tutto ciò che concerne le prese di fondo debba essere chiarito nella fase iniziale del preventivo, durante il collaudo, fino alla consegna definitiva della vasca. Perchè si rispetti quanto previsto, nelle piscine private, il sistema di scarico deve essere obbligatoriamente fornito di metodi anti-intrappolamento.
Valori chimici ideali dell'acqua e trattamenti
Le piscine private ed interrate, magari anche in un giardino, sono esposte a microorganismi di ogni sorta che vanno dalla sporcizia, alle alghe, ai batteri, solo per citarne alcuni, per cui è necessario provvedere ad un giusto trattamento delle acque, per la salute di tutti.
Bisogna costantemente controllare il livello del pH; in una scala che va dallo 0 a 14, l'acqua per una piscina fuori terra od interrata deve avere un valore pH compreso tra i 7,2, e 7,6.
Se l'acqua è troppo acida, ovvero con un pH basso, può causare irritazioni alla pelle ed agli occhi e generare corrosioni nelle parti metalliche. Al contrario se alcalina o basica, ovvero con un pH troppo alto, può sempre causare irritazioni e far perdere di efficacia i trattamenti per la disinfezione. Dopo avere raggiunto il giusto equilibrio per l'acqua, si procede alla sua pulizia. Il prodotto più efficace è il cloro ed i suoi derivati che si devono immettere con quantità ben prestabilite in proporzione all'acqua. Il cloro si misura in mg o ppm e per una situazione ottimale, quello libero deve essere concentrato nella misura di 1-2 ppm. Si aggiunge in pastiglie con rilascio graduale; si mette una pasticca al 90% di cloro per mc 100 di acqua, ed una negli skimmer (aspiratori).
Per verificare che questi valori non mutino, si utilizzano dei kit di campionamento con delle cartine di tornasole: le gradazioni di rosa indicano il livello di cloro, quelle di arancione il pH.
Il controllo del pH e del cloro non sono tuttavia sufficienti a garantire la salubrità della piscina.
Da non dimenticare, per esempio, i trattamenti antialghe che si effettuano spazzolando manualmente i bordi delle vasche ed utilizzando gli appositi prodotti in concomitanza di robot auomatici che agiscono sul fondo della vasca, per esempio il dolphin.
